{"id":522,"date":"2017-01-24T10:37:10","date_gmt":"2017-01-24T10:37:10","guid":{"rendered":"http:\/\/divenire.ch\/beta\/?p=522"},"modified":"2017-01-24T10:38:26","modified_gmt":"2017-01-24T10:38:26","slug":"stress-e-neuroscienze","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/divenire.ch\/?p=522","title":{"rendered":"Stress e neuroscienze"},"content":{"rendered":"<p>La parola \u201cstress\u201d \u00a0\u00e8 oramai un termine ricorrente, al punto tale che la usiamo quasi quotidianamente. Ma\u00a0 come possiamo definire lo stress? <!--more-->Il termine significa \u201cpressione, tensione, sforzo\u201d e deriva dal settore metallurgico, all\u2019interno del quale era utilizzato per indicare l\u2019impatto che forti pressioni hanno sui materiali. La definizione comunemente condivisa \u00a0\u00e8 quella che ne diede nel lontano 1936 il medico endocrinologo Hans Selye; <em>\u201cLo stress \u00e8 la risposta biologica alle sollecitazioni ambientali, un adattamento fisiologico e indispensabile per rispondere alle stimolazioni esterne (gli stressor) che modificano l\u2019omeostasi, l\u2019equilibrio che permette all\u2019organismo di sopravvivere. Il sistema dello stress entra in funzione per mantenere tale equilibrio, attraverso una serie di modificazioni fisiche e psichiche\u201d<\/em>.\u00a0 Da questa definizione si deduce che qualsiasi stimolo esterno, potenzialmente, potrebbe essere uno stressor. \u00a0Infatti ogni stimolo che arriva al nostro sistema altera l\u2019omeostasi e l\u2019organismo si prepara all\u2019azione attraverso alcune modificazioni fisiologiche per tentare di ristabilire l\u2019equilibrio interno. Non tutto lo stress per\u00f2 \u00e8 stressante. Nella vita quotidiana siamo costantemente sollecitati da stimoli che ci rendono attivi e produttivi. Questa situazione \u00e8 definita <strong>eustress<\/strong> ed ha valenza positiva. Ci sono persone che riescono a gestire una mole di lavoro considerevole senza per questo sentirsi stressati, traendone al contrario soddisfazione e appagamento. Se per\u00f2 la quota di stimoli esterni oltrepassa la soglia individuale oltre la quale\u00a0 il sistema non riesce pi\u00f9 a proteggersi lo stress diventa cronico e assistiamo al fenomeno detto <strong>distress<\/strong>, dove l\u2019organismo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di ristabilire l\u2019equilibrio naturale ma vive in una situazione di perenne allarme, con percezione di continuo pericolo. Il sistema simpatico non d\u00e0 pi\u00f9 spazio al parasimpatico per ristabilire la necessaria tranquillit\u00e0 e tutto l\u2019organismo vive in continua tensione, con grave rischio di contrarre disturbi sia fisici che psichici. \u00c8 oramai assodato che lo stress \u00e8 responsabile, associato ad altri fattori di rischio, di molti disturbi quali\u00a0 ipertensione \u00a0arteriosa, con grave rischio di danni cardiovascolari, diminuita efficacia del sistema immunitario e relativi rischi di contrarre malattie anche gravi, dal momento che l\u2019organismo si difende meno, e di disturbi psichici come la depressione, l\u2019ansia, l\u2019esaurimento e via di seguito. Va detto per\u00f2 anche che oltre agli stimoli ambientali, come fonte di stress, vi sono pure stimoli interni che sono responsabili di questa situazione. Non \u00e8 determinante solo ci\u00f2 che mi succede, ma anche e soprattutto ci\u00f2 che faccio di quello che mi succede. In altre parole, l\u2019interpretazione che facciamo di ci\u00f2 che ci accade e il significato che gli attribuiamo incidono in modo significativo sul risultato. La convinzione di non riuscire a farcela, di non poter uscire dal conflitto ad esempio sono attivatori importanti di stress.<\/p>\n<p>Quando parliamo di stress, molto spesso, ci riferiamo al mondo del lavoro e alle sue condizioni sempre pi\u00f9 difficili, pressanti,\u00a0 disumane che esso comporta.<\/p>\n<p>Ma le occasioni di Stress possono essere molteplici, quali la paura di perdere il posto di lavoro o il licenziamento, una separazione, la morte di un congiunto, la diagnosi di una malattia grave, violenza subita, maltrattamenti durante l\u2019infanzia, avvenimenti catastrofici e quant\u2019altro. Da alcuni anni la scienza si \u00e8 dotata di strumenti straordinari per osservare in tempo reale e in modo non invasivo che cosa succede nelle varie aree del nostro cervello e come queste interagiscono fra loro. Con l\u2019ausilio della Risonanza Magnetica (MRI) e della PET (tomografia a emissione di positroni) oggi i neuroscienziati\u00a0 riescono a mostrarci in immagine che cosa succede ad alcune parti del cervello in situazione di stress. Hanno evidenziato \u00a0come alcune strutture del nostro cervello pi\u00f9 antico, detto sistema limbico, abbiano un ruolo determinante\u00a0 nella risposta allo stress e come una comunicazione difettosa fra queste parti del cervello pu\u00f2 provocare reazioni disadattive alle situazioni stressanti. Due strutture in particolare sono implicate in questi processi, l\u2019amigdala (che deriva il suo nome dalla somiglianza della forma a quella di una mandorla) che \u00e8 di piccole dimensioni e situata in profondit\u00e0 nel lobo temporale mediale e che svolge il compito di regolazione delle emozioni e in particolare della paura e l\u2019ippocampo, situato nella stessa zona dell\u2019amigdala con funzioni relative alla memoria, all\u2019apprendimento e alla rilevazione delle quantit\u00e0 di ormone dello stress presente nel sangue. \u00c8 l\u2019ippocampo dunque che modera la reazione del sistema ma se l\u2019amigdala percepisce che il pericolo \u00e8 ancora presente mander\u00e0 segnali all\u2019ipotalamo di mantenere l\u2019erogazione di ormoni, creando cos\u00ec una reazione a catena che porter\u00e0 a una situazione di stress cronico con tutte le conseguenze del caso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Marina Pedimina<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parola \u201cstress\u201d \u00a0\u00e8 oramai un termine ricorrente, al punto tale che la usiamo quasi quotidianamente. 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